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02-06-2019

Intervento Festa della Repubblica.

Il sindaco uscente Marco Alessandrini per la cerimonia del 2 Giugno 2019
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Saluto le autorità civili e militari, saluto anche il nuovo sindaco Carlo Masci, al quale cederò il testimone nei prossimi giorni, una volta finite le operazioni di proclamazione che sono in corso e al quale auguro un sincero e sentito buon lavoro.

Mi avvio così a iniziare quello che sarà il mio ultimo intervento pubblico da sindaco della città di Pescara, un ruolo che è stato il più onorevole che ho rivestito nella mia vita. 

Sono felice che questo ciclo si chiuda con la Festa della Repubblica, perché si tratta di un anniversario, il più significativo per l’Italia che abbiamo voluto ed è indispensabile celebrarlo sempre, con convinzione e affetto, perché è la festa di ognuno di noi.

L'8 marzo 1977 il Parlamento cancellò la festa della Repubblica “per esigenze di risparmio”.  Solo nel 2001, su impulso dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi, quello che potremmo definire il compleanno laico dell'Italia fu riabilitato in via definitiva, stavolta, dopo intermittenti, ma effimeri, recuperi. 

Quella eclissi sulla svolta istituzionale del 1946, per la quale qualcuno parlò di “eutanasia della nazione”, era un indizio di scarsa autostima degli italiani in quanto comunità? O la prova di un congenito torpore patriottico? Un segno che le memorie divise del primo dopoguerra restavano, nelle coscienze, divise? 

Mi sono posto e mi pongo queste domande perchéservono a riaffermare il valore del 2 giugno del 1946, una data che venne dopo il duro ventennio fascista e la sciagura della guerra, a rappresentare il fatto che l'Italia entrava a far parte a pieno titolo del novero delle nazioni libere e democratiche. 

E ciò avvenne sia perché cambiò forma di stato con la repubblica, ma soprattutto perché questo cambiamento epocale si affermò attraverso il voto di tutti, uomini e donne, come si deve in una piena democrazia. 

Il suffragio universale ci ha trasformato così in un Paese in cui tutti i cittadini concorrono, in egual misura, a determinare, con il loro voto, le scelte fondamentali della vita nazionale. 

Per questa precisa ragione tutti dobbiamo tenere a questa festa, che è la festa della libertà di scelta, la ricorrenza che riunisce tutti gli italiani.

Dobbiamo sentircela addosso anche in questi tempi grigi, di sovranismi più o meno convinti, di cambiamento, di inasprimento dei conflitti sociali e politici e di paure elevate a sistema, perché la scelta che abbiamo fatto allora resti sempre, affermi ancora a lungo i nostri diritti di cittadini repubblicani, sottolineando, sempre, anche i nostri doveri. 

Sia, in poche parole, la sintesi di un valore più grande che ci appartiene e che non dobbiamo mai perdere: la LIBERTA’.

L'unità nazionale raggiunta nel Risorgimento, che il regime dittatoriale e le vicende della guerra avevano portato a dissoluzione, ha trovato nella Repubblica una consacrazione su basi nuove: non la datata retorica nazionalistica, bensì i valori universali affermati nel contrasto alla barbarie del nazifascismo. 

La scelta occidentale e l'apertura a una Europa portatrice, per la prima volta, di valori di pace e cooperazione e non di ostilità, hanno dato sostanza a un percorso di progresso. 

L'aver saputo evitare i tragici errori del primo dopoguerra ha posto le premesse per un forte progetto europeo in grado, oggi, di poter affrontare i rischi e cogliere le opportunità della globalizzazione: certo, l'Unione Europea non deve ritrarsi dalle sue responsabilità. A sfide globali occorrono risposte globali. Sia il terrorismo, siano le crisi finanziarie, sia il tema delle migrazioni, nessun Paese è in grado di affrontarle da solo. Ma la cornice repubblicana e la cornice europea, insieme, sono l'unico ambito capace di dare più efficace e iniziativa all'Italia contemporanea.

L'Italia, nel suo complesso, è molto meglio di come noi stessi, a volte, la dipingiamo. 

Non esiste solo quella dei selfie, delle eterne campagne elettorali alla ricerca del consenso facile, della paura dell’altro, della difesa armata e dei porti chiusi: questa è solo l’Italia che in questo momento appare più evidente.

Ma per fortuna vi sono ovunque e a tutti i livelli, persone comuni ed eccezionali fortemente impegnate per far prevalere la legalità e il senso dello Stato; altre che si occupano concretamente di solidarietà e che danno prova continua di altruismo e accoglienza; altre, ancora, che eccellono in tutti i campi, da quello culturale a quello scientifico, a quello imprenditoriale, nonostante la carenza di fondi o le difficoltà acuite dalla crisi economica e ci rappresentano tutti, tenendo alta nel mondo la nostra storia e la nostra millenaria cultura. 

Vi sono grandi risorse umane: l'Italia, che deve assicurare a tutti la possibilità di esprimersi adeguatamente, è davvero un grande Paese. Lo sarà sempre. 

Ma ci sono, sempre più, segnali di scollamento e di stanchezza che la politica deve considerare e affrontare non solo con la propaganda. 

Va recuperato appieno il senso della convivenza, della sorte comune nella nostra società, perché questo soltanto potrà liberarci dall’odio, dal ritorno di ideologie sbagliate, ci desterà dal fascino del potere: è il tempo di tornare a dare voce e attenzione alla grande maggioranza degli italiani che coltiva e manifesta senso di umanità, di generosità, di condivisione e affetto per l'Italia e per la sua Repubblica.

E’ un’Italia che farà sempre la sua parte questa, ma chiede diritti e un futuro migliore ed è pronta a costruirlo attraverso le competenze di ognuno. 

E’ questa, l’Italia libera e repubblicana di cui siamo parte, che tornerà a fare sentire, forte, la sua voce. 

Viva l’Italia, viva la Festa della Repubblica!

 




Il Sindaco Marco Alessandrini









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