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Nato come un tema femminile “di pari opportunità”, la conciliazione dei tempi ha assunto oggi una valenza molto più complessa che richiama le amministrazioni comunali alla responsabilità condivisa sulle politiche temporali urbane e dunque sulla qualità della vita dei cittadini e delle cittadine.
 
Non a caso il legislatore è intervenuto con lo stesso documento normativo (legge n° 53 del 2000) su temi connessi che tra loro interagiscono e si condizionano, ossia: il sostegno della maternità e della paternità, il diritto di cura della persona, il diritto alla formazione continua e il coordinamento dei tempi della città. Siamo di fronte a norme che affrontano questo problema assegnando ai Comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti il compito di realizzare il “Piano territoriale degli orari” con ampia consultazione delle altre amministrazioni pubbliche e delle parti sociali. Un Piano che, va ricordato, è vincolante per l’amministrazione comunale tenuta ad adeguare l’azione dei singoli assessorati alle scelte in esso contenute.
 
Con il “Piano territoriale degli orari” le amministrazioni comunali hanno dunque a disposizione uno strumento di complessa programmazione perché l’armonizzazione dei tempi delle città in rapporto alle esigenze degli individui intercetta una serie numerosa di variabili: i trasporti pubblici, i servizi di cura alla persona pubblici e privati (in particolar quelli che si rivolgono ai bambini, agli anziani, ai disabili), gli orari dei servizi commerciali, gli orari degli sportelli pubblici, la mobilità urbana ed extraurbana, la dislocazione spaziale dei servizi di maggior utilizzo collettivo, gli spazi destinati allo sport, alla cultura, allo svago; variabili multiple tra loro connesse che già trovano spazio all’interno di fondamentali strumenti di programmazione territoriale come il Piano urbano della mobilità, il Piano sociale di zona e il Piano regolatore. Queste citate sono modalità programmatorie classiche delle amministrazioni comunali e sono l’espressione di politiche di settore ben precise. Il Piano degli orari dovrebbe accompagnare, sorreggere e coordinare tali politiche cercando di costruire un equilibrio di sistema.
 
Nel luglio del 2005 la Regione Abruzzo ha messo a bando un primo finanziamento per progetti di  sperimentazione sul Piano territoriale dei tempi. Il Comune di Pescara, in collaborazione con l’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), ha partecipato con un proprio progetto che è stato poi finanziato nel corso 2006 e portato a termine nel maggio del 2007 con l’approvazione in Consiglio Comunale del “Piano dei Tempi e degli Orari della Città di Pescara”.
 
Un secondo progetto, ancora in fase di realizzazione in collaborazione con l’Associazione RaggioVerde, è stato finanziato nel marzo del 2008 e vedrà l’attuazione del documento di programmazione già approvato dal Consiglio Comunale.
 
Gli obiettivi generali sono quelli di arrivare a definire reali rimodulazioni nell’organizzazione degli orari dei principali servizi pubblici (in particolare quelli che prevedono l’utilizzo di uno sportello aperto al pubblico) e privati, delle attività commerciali e delle scuole che tengano conto sia delle esigenze dell’utenza e sia delle problematiche connesse alle riorganizzazione degli orari lavorativi.
 

Il metodo di lavoro consiste essenzialmente nei tavoli settoriali sui servizi pubblici, commercio e scuola in accordo e collaborazione con gli Assessorati di riferimento. Ad ogni tavolo vengono invitati tutti gli interlocutori che, per ruolo e funzione, intervengono in quel determinato ambito e insieme a loro vengono definiti, in una modalità partecipata e condivisa, gli interventi da sperimentare sul nostro territorio.

 






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