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POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

Le politiche attive del lavoro sono intese come "quell'insieme di azioni finalizzate ad un migliore funzionamento del mercato del lavoro" ed a facilitare l'accesso delle persone nell'area dell'occupazione, anche attraverso l'elevamento dei loro livelli di qualificazione professionale".

Tradizionalmente vanno comprese in questa tipologia:

-         le attività di informazione ed i servizi integrati per l'impiego  ;

-         le politiche mirate alla ricerca attiva dell'occupazione;

-         il monitoraggio del mercato del lavoro (inteso come Osservatorio del Mercato del Lavoro);

-         interventi finalizzati all'inserimento lavorativo delle fasce deboli ed oggetto di marginalizzazione (es. tirocini formativi);

-         le misure dirette a creare occasioni di lavoro indipendentemente dalla domanda di mercato (es, finanziamenti, creazione d'impresa etc.).

 

Le misure di politica attiva del lavoro, fanno riferimento ad una progettazione ed alla programmazione di interventi che a loro volta fanno riferimento, specie negli ultimi anni alla legislazione dell'Unione Europea, nonché a quella nazionale e regionale.

 

Per quanto attiene alla legislazione europea di settore facciamo riferimento:

-         all'accesso ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo (FSE) - http://ec.europa.eu/employment_social/esf/index_it.htm - specie per quelle voci che si riferiscono ai Servizi Pubblici per l'Impiego;

-         alle Comunicazioni U.E. per il miglioramento dei Servizi Pubblici per l'Impiego.;

-         la nuova Strategia Europea per l'Occupazione (COM 2003, 6, del 14/0172003) - http://ec.europa.eu/employment_social/employment_strategy/index_en.htm.

 

In ambito nazionale intendiamo riferirci:

-         alla Legge n. 59 del 1997 ed al Decreto Legislativo n. 112 del 1998 sul Decentramento Amministrativo;

-         al Decreto Legislativo n. 469 del 23/12/997 ed agli interventi per il decentramento delle funzioni sul mercato del lavoro;

-         ai decreti attuativi della riforma dei servizi per l'impiego, sul trasferimento del personale e per l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro;

-         ai Piani Nazionali per l'occupazione, definiti dal governo, con particolare riferimento ai Piani per gli anni 1999 - 2000 - 2001 e 2002;

-         al documento approvato dal Ministero del lavoro e dalla Conferenza Stato regioni sugli standard di qualità dei servizi per l'impiego;

-         la Legge Regionale del 16 Settembre 1998 n. 76, che ha previsto vari interventi di politiche attive del lavoro sul territorio, organizzando il sistema regionale integrato dei servizi all'impiego;

-         le Leggi Regionali n. 101 del 1997 e n. 72 del 1998, che disciplinano il Fondo Unico per le politiche del lavoro, le competenze da delegare alle Province in materia di orientamento e formazione professionale e la costituzione dell'Ente strumentale Abruzzo Lavoro(http://www.abruzzolavoro.com);

-         la Legge Regionale del 10 Luglio 1998 n. 55, che può essere intesa come una legge quadro in materia di politiche regionali di sostegno all'occupazione;

-         da ultimo, il documentodi Masterplan Regionale, per le linee guida ed il sostegno al processo di qualità della programmazione  delle azioni per il mercato del lavoro ed i servizi per l'impiego.

In tale contesto, la legge regionale del 16 Settembre 1998 n. 76 è stata un vero punto fermo, da cui è partito un nuovo processo per la realizzazione di concrete  politiche attive del lavoro nel territorio regionale. Tale legge ha inteso creare:

-     l'Ente Strumentale Abruzzo Lavoro (http://www.abruzzolavoro.com) con funzioni di assistenza tecnica e di monitoraggio del mercato del lavoro in favore della Regione;

-      sono state ivi definite le funzioni di coordinamento e programmazione della Regione Abruzzo;

-     le funzioni delle Province: segnatamente la gestione dei Servizi per l'impiego e attività di informazione , promozione e consulenza con riferimento alle politiche attive del lavoro mirate a promuovere nuova imprenditorialità al fine di agevolare l'inserimento di fasce deboli del mercato del lavoro;

-     le funzioni ed i compiti dei Centri per l'Impiego, con attività di informazione ed orientamento, , monitoraggio dei tirocini formativi, dei corsi di formazione, della consulenza per lavoratori e piccoli imprenditori, preselezione funzionale all'incontro tra domanda ed offerta di lavoro, progettazione di percorsi di sviluppo formativo e professionale, promozione della conoscenza diretta ad incentivare una nuova imprenditorialità.

 

Grande importanza è stata, inoltre,  attribuita alla concertazione, con l'istituzione della Commissione Regionale Tripartita, della Commissione Unica Provinciale, del Comitato di Coordinamento Istituzionale.

Il modello organizzativo formativo e professionale dei Servizi per l'impiego ha previsto una fase transitoria che previsto un processo di progettazione e condivisione del sistema di relazioni locali per il lavoro, E' proseguito attraverso lo studio e la realizzazione di servizi integrati anche da un punto di vista tecnologico, una progressiva promozione dei percorsi formativi e di selezione, con una promozione di campagne informative sui servizi e sulle azioni promosse, ha provveduto a realizzare il SILUS (Servizio Integrato per Inserimento dell'Utenza Svantaggiata) previsto dalla Legge Regionale n. 68 del 1999 con un'entrata a regime nel 2006.

Lo scenario di riferimento vede una connessione tra l'attivazione dei nuovi servizi per l'impiego e gli interventi per la promozione dell'occupabilità attraverso interventi di politica attiva. Vi è stata da parte della Regione una promozione di azioni di sistema specialistiche (in merito al fabbisogno formativo presso le imprese, la ricollocazione  degli esuberi, le pari opportunità, la promozione dell'autoimpiego, la creazione di un'azione di sistema per la rilevazione dei fabbisogni aziendali.

 

Nel frattempo la Nuova Strategia Europea di Lisbona (COM 2003 n. 6 del 14/01/2003), ha delineato una serie di obiettivi e di ambiti prioritari:

1.      realizzare misure attive e preventive per le persone disoccupate ed inattive;

2.      migliorare le potenzialità retributive e relazionai del lavoro;

3.      far leva sull'imprenditorialità per creare posti di lavoro migliori e più numerosi;

4.      trasformare il lavoro nero in lavoro regolare;

5.      promuovere l'invecchiamento attivo;

6.      accompagnare i processi migratori;

7.      promuovere l'adattabilità sul mercato del lavoro;

8.      investire sulle persone per tutto l'arco della vita;

9.      promuovere la parità tra i sessi e le pari opportunità;

10.  sviluppare la coesione sociale attraverso il sostegno all'integrazione ed alla non discriminazione nel mercato del lavoro delle persone svantaggiate;

11.  ridurre i divari regionali in materia di occupazione . 

 

Si è così passati da una fase in cui i fruitori degli interventi di politiche attive erano per lo più "passivi", ad un'altra nella quale, queste politiche, partendo dalla partecipazione dei cittadini (, comitati, sistema delle associazioni e delle reti civiche, cittadini organizzati su singole questioni di politica locale), sono in grado di innestare processi di trasformazione condivisi.


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